L’ACCADEMIA CORALE DI LECCO A SAN GIOVANNI: “UN CORO, UN ORGANO E LA SACRA CAPANNA”

 

LECCO NEWS – 4 gennaio 2015

LECCO –  Nella luminosa cornice della Chiesa di San Giovanni Evangelista in Lecco, che domina il rione di San Giovanni alla Castagna, un coro, un organo e il racconto corale di quella notte, nella quale silenziosamente, sotto timide stelle, nacque “la luce”, alla quale è stato dedicato proprio il brano di apertura del concerto. L’Accademia Corale di Lecco, diretta amabilmente dal M° Antonio Scaioli, che si è fatto portavoce anche di un’attenta analisi dei brani, ha raccontato con le sublimi note di diversi autori che hanno scolpito la storia della musica, il momento sacro del Natale.

borassi all'organoDopo una prima parte del concerto dedicata interamente a Felix Mendelssohn (compositore e organista della prima metà dell’800), nella quale il coro si è esibito con il perfetto accompagnamento dell’organista Massimo Borassi e dell’incantevole soprano Fiorella Pedrone (nei brani: Verleih uns Frieden gnadiglich, Hor mein Bitten, Hymne op. 96), la serata si è spostata dunque sul tema della nascita di Gesù, dall’Annunciazione fino al momento in cui il Verbo si fece Carne e poi la festa, con l’arrivo dei Re Magi. Questa parte ha toccato principalmente due periodi storici, il tardo cinquecento (con Tomàs Luis da Victoria, Hans Leo Hassler, Johann Pachelbel) e alcuni autori del più vicino novecento (M. Lauridsen, J. Busto, H. Bittrich, A. Mazza, S. De Ford, J. Rutter).

L’esibizione della corale, accompagnata dalle brevi introduzioni del direttore e da qualche inaspettato aneddoto, ha senza dubbio rappresentato un momento di educazione all’ascolto e di amplificazione della meditazione religiosa sul tema del Natale, che il pubblico, intervenuto numeroso, ha potuto vivere.

scaioli spiega mendelssohn

Un clima di profonda semplicità ma di alto valore musicale e spirituale, proprio come deve essere stato in quell’improvvisata capanna dove, tra l’umiltà dei pastori passanti, il fiato di qualche animale addormentato, la dolce e forse un po’ impaurita Maria, tra le mani callose del suo Giuseppe, si affidò a Dio, alla storia dell’uomo, dando vita alla luce vera. Ed è proprio nelle occasioni più improvvisate ed umili che spesso nascono grandi opere, intensamente popolari, come è stato per il canto “Stille Nacht“, proposto dal coro a sole sezioni maschili e chitarra. Il brano, meglio conosciuto in Italia come Astro del Ciel, nasce all’inizio dell’800 in una modesta chiesa austriaca, un po’ improvvisato dal parroco e dal suo fedele sacrestano, che forse era anche organista.

L’organo, fuori uso, li costringe ad arrangiarsi ed utilizzare una chitarra classica, le loro voci, un po’ di coraggio e di inventiva. Come questo brano sia arrivato a noi oggi, e tradotto ormai in ogni lingua, al tempo senza mezzi tecnologici, non è chiaro ma è stato sicuramente possibile grazie alla forza che il canto conserva da sempre, unendo animi, persone, cuori.

Michele Casadio

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